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Nel cuore dell'Alta Irpinia
23 Febbraio, 2012
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Fontanarosa, situata al centro dell'Alta Irpinia. È una cittadina che sorge suun terreno collinoso, cullandosi tra il rigoglio sempre verde delle sue feraci campagne, l'amenità delle sue alture e la salubrità del clima. La natura ha profuso copiosamente bellezza e incanto su questa terra profumata di roseti, cinta di olivi maestosi e di pampini iridati, mollemente adagiata come un cestello di fiori caduto dalle mani di Dio Creatore.
Le sue origini? Bisogna riportarsi un po' indietro nei secoli e ricordare la vicina Eclano. L'antichissima città di "Aeclanum", posta sulla via Appia, che allacciava Roma - Benevento-Brindisi, sorgeva in un ampio territorio dell'Irpinia, la cui area comprendeva l'odierno Passo Eclano e parte di Mirabella e Grottaminarda. Fondata dagli Osci, dapprima fu «città libera», poi, dopo le guerre sannitiche ebbe il diritto di cittadinanza romana; finalmente, sotto Adriano - come prova il Mommsen - divenne addirittura Colonia militare di Roma. Da allora, la doviziosa città, comunicando con la madre patria per mezzo della via Appia, come un virgulto che vive della medesima linfa del suo ceppo, cominciò a vivere la stessa vita di Roma, di cui rappresentava una riproduzione in terra irpina. Ma il maggior vanto di Eclano è costituito dal fatto di essere stata evangelizzata, con attendibile verità, dallo stesso Apostolo S. Pietro. Infatti, mentre il lusso, il chiasso e l'opulenza stordivano i coloni romani e gli stessi abitanti di Eclano, un bel giorno dell'anno 42 dell'era volgare, sul selciato della maestosa via romana, che attraversava la città lussuriosa, echeggiò il passo di un uomo, che, ignoto a tutti, portava negli occhi l'ansia di una meta luminosa. Era Simone di Cafarnao, l'umile pescatore, il quale, obbedendo al soffio dello Spirito, prima di raggiungere la Città Eterna, si era fermato in Eclano, ove, coadiuvato da qualche orientale avventuratosi sull'Appia, o forse da un soldato, da uno schiavo o da un mimo trasformato in missionario, aveva posto il fondamento di una «Ecclesia Fratrum». cioè di una comunità di fedeli, che certamente si andò sviluppando durante i primi tre secoli di persecuzioni. (Scarica la Piccola monografìa a cura di DON ANTONIO PETROCCIONE)
Nel XII secolo, durante l'amministrazione feudale portata dai Normanni, si ebbe in Fontanarosa (AV) un notevole risveglio economico, cui fece seguito una crescita della popolazione, uno sviluppo del commercio e, di conseguenza, una espansione edilizia. Di qui l'esigenza di uscire dalle mura del "castrum" e dare vita a nuovi borghi. La necessità di nuove case significava anche costruire nuove chiese ed in particolare si sentì l'esigenza di edificarne una che svolgesse la funzione di chiesa madre, ovvero di centro della comunità cristiana dove si amministrassero tutti i sacramenti e la funzione di controllo delle altre chiese minori. La chiesa fu dedicata a San Nicola, che in questo periodo era il santo più venerato e anche più amato dai governatori normanni. Essa fu costruita su un piccolo ridosso antistante un grande spazio del nuovo borgo. Non sappiamo con precisione la data in cui questa chiesa fu fondata, ma secondo alcune fonti essa risale al 1308. La chiesa, preceduta da un'ampia gradinata, è disposta normalmente alla piazza antistante. La pianta generale è assimilabile ad un rettangolo dove le strutture della chiesa e dell'annesso campanile sono strettamente connesse. Internamente è divisa in tre navate: una maggiore, la centrale, e due laterali culminanti superiormente con i bracci della crociera dai quali poi si accede alle cappelle semicircolari situate ai lati dell'abside centrale. La scansione della navata è ottenuta dalla pilastratura intermedia. Nel corso dei secoli l'intero edificio ha subito frequenti restauri per l'alternarsi di tanti eventi sismici, e talvolta rifacimenti di tale entità che sono stati piuttosto delle vere e proprie ricostruzioni, che hanno cancellato la distribuzione originaria, anche con l'intento di rendere la chiesa più funzionale.
Nell'inverno del 1706 fu posta la prima pietra per la costruzione della fabbrica della confraternita del S.S. Rosario e di S. Antonio in Fontanarosa . I lavori di costruzione iniziarono nella primavera del 1707, grazie alla donazione del terreno da parte dell'Università di Fontanarosa ai confratelli del S.S. Rosario che si erano impegnati a costruire una chiesa alla Madonna del Rosario quale ringraziamento per lo scampato pericolo e carestie legate all'eruzione del Vesuvio del 1631; si dice che i terreni fossero coperti da oltre tre palmi di cenere.
La chiesa dell'Immacolata, è ubicata nei pressi dell'antico centro di Fontanarosa, dopo la sua fondazione, nel 1750, fu polo di attrazione anche per altri insediamenti abitativi, tanto da caratterizzare intorno a se un vero quartiere con attività che venivano svolte nel sociale o in occasioni delle festività e fiere. La fabbrica dell'Immacolata, si pone come emergenza architettonica sull'asse viario che porta verso il Santuario di Santa Maria della Misericordia. Certamente la sua edificazione non fu di getto, la data del 1750, posta sul magnifico portale d'ingresso, in pietra locale, è forse riferita alla sua apertura al culto. La chiesa è frutto di numerosi stratificazioni, che hanno segnato sia la struttura portante che la sua architettura ed i decori pittorici. I lavori all'abside continuarono fino al 1795, esso poi venne ristrutturato ancora nel 1932. Nel 1798-99 fu rifatto l'intonaco esterno ed interno. Nel 1800 fu dipinta la facciata. Nel 1780 fu costruito il soffitto e l'antiporta da alcuni maestri falegnami di Taurasi. L'altare maggiore fu costruito da marmolai napoletani nel 1799. L'interno fu arricchito dagli stalli lignei nel 1804-05. Il bellissimo soffitto fu dipinto da Francesco Uva tra il 1807-08. Soltanto nel 1921 fu messa la prima pietra all'attuale campanile.
Una piccola chiesetta, eretta nei pressi di in un pozzo, narrato dalla leggenda, come luogo del ritrovamento di una miracolosa statua della Madonna. E' questa la descrizione del popolo, circa l'origine della chiesa della Madonna delle Misericordia. Nel corso del tempo, a partire dal XV sec., la fabbrica ha subito varie modifiche dovute sia ad esigenze di culto che per interventi di restauro dopo i danni subiti dai vari eventi sismici. In origine, secondo alcuni storici, la chiesa non presentava l'impianto planimetrico attuale, ma l'ingresso principale era posto sul lato lungo. La data del 1596, segnata sullo stipite del portale in pietra, ubicato su questo lato, è la testimonianza della modifica ed ampliamento. Già nel 1456, iniziarono dei lunghi lavori che si protrassero a lungo a causa di un disastroso terremoto verificatosi proprio in quell'anno. Tra il 1700 ed il 1731, furono fatti altri lavori, in questo periodo fu eseguita la modifica più radicale alla chiesa, fu aperto l'attuale ingresso principale con il suo maestoso portale in pietra. Durante questi lavori fu costruito l'abside ( 1710 ) ed il coro. Nel 1726, il maestro Raguzzino, lavorò all'altare maggiore creando i tanti intarsi di marmi policromi. La chiesa venne riaperta al culto il 16 aprile del 1731. Nel 1884, in occasione della seconda incoronazione della statua della Madonna della Misericordia, l'altare maggiore, si arricchì con colonne laterali. All'inizio del 1900 la chiesa fu decorata in ogni sua parte da vari artisti provenienti da Napoli, tra questi un grande lavoro fu svolto da Arnaldo De Lisio, giovane dell'accademia delle belle arti, a lui si devono la decorazione di tutte le tele del soffitto, nonchè i vari affreschi sulle pareti della navata centrale. Nel 1931, in occasione del grande Congresso Eucaristico, che vide presente a Fontanarosa il Cardinale di Napoli S. E. ASCALESI essa si presentava nel suo massimo splendore, la chiesa più ricca di decorazioni dell'intera provincia. Dal 1973 al 1980 si lavorò per un nuovo e radicale intervento di consolidamento che interessò le fondazioni, le murature, nonchè la costruzione di un tetto in c.a.; durante questo intervento fu arretrato l'altare maggiore con la successiva eliminazione degli stalli nel coro, e venne inserito l'altare rivolto al polo, inoltre furono ripuliti tutti gli stucchi e le tele. Grazie a quest'ultimo intervento, mirato al consolidamento delle parti strutturali, la chiesa di S. Maria Della Misericordia, superò il tragico terremoto del 1980. Le notizie qui riportate sono state riprese dal libro "Fontanarosa e la Madonna della Misericordia" Nicola Gambino- Lioni - 1980.
La Confraternita della S.S. ANNUNZIATA fu fondata nel 1706, due anni dopo, grazie al fattivo operato di 71 confratelli, il 19 maggio del 1709, fu benedetta dall'arciprete MEOLA, delegato del Vescovo Pietro Alessandro Procaccini. L'impianto planimetrico ottocentesco, è così descritto in una pagina del Libro Maggiore dell'Oratorio ( datata 1843 ).
"Era esso un luogo per sino l'arco che stava perpendicolare sopra l'altare come oggi esiste e l'altare stava situato in mezzo dei due archi ed il luogo che restava dietro vi stava per l'organo attaccato al muro ed in mezzo di detto muro vi si vedeva il quadro che ora sta sotto il soffitto. Il coro che ora si vede era il cimitero. La sacrestia era una casa che fu comprata dalla congrega. Il cappellone che stava al laterale era la sacrestia con una piccola porta che corrispondeva vicino all'altare. In detta sacrestia vi erano formati dei stiponi di legno ornati di pittura. Vi si vedeva nel soffitto di mezzo un quadro nel centro di San Giovanni Battista che battezzava il redentore . Ai quattro angoli del tetto, quattro Sibille alcune con il loro scritto. Le mura erano adornate di stucco indorato. Vi si vedevano quattro ovati sostenuti da pezzi di architettura in mezzo dei quali vi erano i quattro evangelisti, nonché due piramenti anche di stucco indorate. Nel coretto sotto al soffitto vi era dipinta la nascita di Gesù; nelle mura anche degli ovati con quadri anche della fuga di San Giuseppe in Egitto, la presentazione di Gesù al Tempio, la visita di Maria a Santa Elisabetta e la presentazione di Maria al Tempio. Al fianco del quadro di mezzo vi erano due grandi angeli di stucco colorito che sosteneva duecento lumi come ve ne erano altri due sull'imposta dell'arco di mezzo. Per memoria ancora dei posteri non si tralasci di far menzione che la sepoltura che esiste avanti all'altare e continua sotto il coro perché vi è fatta la volta e non cavata giacchè proibito per effetto del Campo Santo e per tal motivo non si cavò. Vi esiste una corrispondenza fin dentro alla grotta della sacrestia".In questa chiesa, così come descritta dal brano di cui sopra, si accedeva attraverso il campanile, da un ingresso laterale, posto su via Cupa Cammarella, (attuale via Annunziata). Successivamente, sia per la nuova stratificazione urbana, che per la creazione di nuove strade che dal centro portavano verso la periferia, l'ingresso fu posto sull'attuale via Municipio, oggi, una gradonata collega la strada con la chiesa. La Confraternita segnò un momento di grande attrazione urbana, un polo religioso, intorno al quale si organizzò l'abitato costituito da piccole case conservatosi fino al terremoto del 1962, poi, la furia degli eventi sismici e l'opera dell'uomo cancellarono ogni cosa.
La fabbrica è ubicata a valle del paese, a pochi metri dal nucleo antico del centro abitato di Fontanarosa, lungo la strada che un tempo collegava i paesi della valle del fiume Fredane. I tre livelli del museo sono segnati da volumi semplici. I prospetti sono caratterizzati da ampie vetrate e copertura a due falde con capriate in ferro e struttura reticolare a vista. Il piano seminterrato è destinato a sala polivalente più servizi igienici e due locali destinati a deposito. La sala polivalente è munita di tutte le strumentazioni per convegni e seminari, la presenza di videoproiettore, multiuso, rende ancora più ampia la gamma di fruizione di codesta sala. Al piano terra sono ubicate: la biblioteca comunale, una saletta per conferenze, la sala del carro e la sala delle sculture. Al primo piano, con affaccio sul livello sottostante e ampia veduta panoramica sulla vallata, è ubicata la sala del presepe. L'opera così come descritta è inserita in un ampio giardino, arricchito dalla presenza di numerose sculture, una monumentale fontana, e percorsi pedonali in pietra. Lo spazio esterno vive in funzione della bellissima Nike di Samotracia, opera che non conosce tempo ne spazio; essa si erge da un blocco informe di pietra locale, per stagliarsi sulla verde campagna. Da questo punto partono i percorsi pedonali che portano alle opere, alla fontana di OGATA, al Contenitore di orizzonti, ai mortai. Due maestosi mortai, realizzati dagli scalpellini di Fontanarosa da altrettanti blocchi di pietra di oltre 100 quintali, delimitano la parte più alta del giardino, dove è possibile sedersi e godersi il panorama, le opere, il rumore dell'acqua. Uno spazio studiato per mettere di nuovo al centro l'uomo, le sue emozioni, la ricerca del bello.
La tradizione vuole che nell'anno 1220 a Greccio, nella valle di Rieti, San Francesco d'Assisi in una stalla fece costruire una mangiatoia ai cui lati collocò un bue e un asinello, poi chiamò dei villici del luogo e si suoi confratelli e insieme, cantando lodi al Signore richiamarono le genti dalle zone limitrofe. Dal fascino della grotta di Greccio partiamo per questo nostro breve cammino nell'evoluzione storica del presepe e della sua rappresentazione artistica che vede protagonista la città di Napoli. Nella Chiesa di san Lorenzo Maggiore (transetto a destra) è presente un affresco risalente all'ultimo quarto del XIII secolo dove è rappresentata la Natività. Altro presepe, questa volta scolpita in marmo, è nel Sepolcro del cardinale - arcivescovo Errico Minatolo presso la Cappella dei signori capace - Minatolo dei principi di Canosa (lato destro del Transetto del Duomo di Napoli). Nelle carte notarili del XV e XVI secolo cominciavano a trovarsi menzionati dei figurarum sculptores i quali costruivano rappresentazioni della nascita del redentore sia per icone sia per figure de lignamine a tutto tondo. L'opera più significativa, durante questo periodo, fu quella eseguita da Pietro e Giovanni Alemanni per la Cappella in San Giovanni a Carbonara, commissionata da messer Iaconello Pipe nel 1478; le figure a grandezza naturale erano in legno.nel XVI e XVII secolo il presepe diventava il soggetto preferito dagli artisti tanto che le chiese si arricchivano di nuovi capolavori. Il Santacroce ne scolpirà uno per la Chiesa di Santa Maria la Nova, Giovanni da Nola lo eseguirà per la Chiesa di san Giuseppe dei Falegnami e, non va dimenticato il bassorilievo della Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi che alcuni attribuiscono a Donatello, mentre il Vasari sostiene fosse opera di Antonio Rossellino. Lo scenario del presepe cambia totalmente nel XVIII secolo, con la diretta partecipazione dei principi e sovrani, perché saranno messe da parte le immagini a grandezza naturale, opere degli alemanni e di Giovanni da Nola, frutto di solenni sentimenti e di profonda religiosità. Nasce così un presepe aulico e cortese, nettamente distinto dal presepe devozionale e liturgico connesso ai riti e alla celebrazione del Natale. L'8 gennaio 1752, Luigi Vanvitelli, scrivendo da Caserta al fratello Urbano che si trovava a Roma, in uno dei suoi momenti di antinapoletanismo ricordava: "Sono stato a Napoli, ho veduto i presepi, che invero sono tanto goffi nel resto altrettanto sono abili in questa ragazzata, nella quale si applicano efficacemente questi napoletani".
Informazioni e foto a cura della Pro Loco La Fonte