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Atripalda

Ridente cittadina nella Valle del Sabato

Sviluppatasi intorno allo Specus Martyrum (IV sec.) e al castello di Truppoaldo da cui prese il nome (X sec.), ATRIPALDA vanta una storia millenaria che affonda le sue radici nella città di Abellinum della quale cospicue testimonianze vengono alla luce in località Civita.

L'impianto urbano dell'antica Abellinum, la cui estensione è di circa 25 ettari, è delimitato da una cinta muraria di 2 km risalente all'età tardo-repubblicana. All'interno della cinta muraria, sul lato est, è situata l'area interessata dai complessi pubblici: il foro e le terme. Del complesso termale, che si può osservare sulla destra risalendo il pendio, si conservano le tegole tubolari dell'ambiente caldo (calidarium) sul quale poggia la ben nota "Torre degli Orefici". Nella zona nord-orientale della Civita è venuto alla luce un importante complesso residenziale delimitato da un decumano maggiore e da un cardo minore. La domus di tipo ellenistico pompeiano ha un'estensione di circa 2500 mq ed è appartenuta nel periodo iniziale dell'impero a Marcus Vipsanius primigenius, liberto di Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, come attesta il ritrovamento di un sigillo di bronzo. molti reperti ritrovati durante lo scavo del sito sono conservati presso la Dogana dei Grani di Atripalda Con il dominio dei Caracciolo (1564-1806) che vi fissarono la propria dimora in un imponente palazzo, del quale ancora oggi si ammirano le poderose strutture tardo-rinascimentali e uno stupendo parco, Atripalda visse uno dei periodi più intensi della sua storia. Nel 1585 la chiesa di S. Ippolisto, sorta sin dal XII sec. sullo Specus Martyrum, guadagnava la sospirata autonomia dal clero Avellinese, mentre i Caracciolo davano particolare impulso alle attività economiche (potenziando la dogana e sviluppando, lungo il corso del fiume Sabato, le industrie del ferro, della carta e soprattutto della lana) e alla vita culturale (sostenendo con illuminato mecenatismo (l'Accademia degli Incerti). Lo Specus Martyrum era in origine il sotterraneo di una villa, che si trovava a poche centinaia di metri dalle mura della città, e nel quale fu seppellito il corpo di S.Ippolisto. Nella stessa cripta di S.Ippolisto furono, poi, raccolti dai fedeli anche i corpi di tutti gli altri martiri, divenendo per i cristiani avellinesi un centro di preghiera. Cessate poi le persecuzioni con l'editto di Costantino lo Specus poté essere finalmente aperto al culto pubblico e sistemato più degnamente. Lo Specus Martyrum subì ampliamenti e trasformazioni prima ad opera del santo vescovo Sabino e poi nel corso dei secoli, sicché esso si presenta ora al visitatore in forma quasi del tutto nuova e diversa da quella che ebbe in origine. Sullo Specus è costruita la Chiesa di S.Ippolisto, preceduta da un'ampia scalinata di pietra. La facciata di stile romanico è in pietra nella parte inferiore e in tufo piperno nero nella parte superiore. Nella parte superiore della facciata si apre un finestrone contornato da due nicchie nelle quali sono alloggiate le statue in terracotta di S.Sabino e di S.Ippolisto. L'interno ha una pianta a croce latina a tre navate con pilastri in pietra calcarea squadrata.


La Chiesa di Sant'Ippolisto (XII sec.)

Costruita sullo Specus Martyrum fu sede della prima parrocchia di Atripalda nel 1585. Le pilastrature, originariamente in blocchi di pietra, sono state ricoperte nel corso dei numerosi interventi di restauro di intonaco e stucchi, ma sono oggi in parte visibili nella loro severa ed elegante imponenza.





La Chiesa Santa Maria Del Carmelo (XVII sec.)

Ubicata in prossimità del largo mercato,

al di fuori della città medievale, la chiesa, ora ad unica navata, fu realizzata come sede di una frateria laica sin dalla metà del XVII secolo. Dopo la ricostruzione del 1735 si arricchì di una pregevole statua di Santa Maria Del Carmelo.

La Chiesa di San Giovanni Battista (XVII sec.)

La chiesa fu edificata nel 1589 in posizione elevate lungo la cinta muraria dell'antica Abellinum e fu completata nel 1593. L'intero complesso fu affidato a varie famiglie monastiche Francescane e nel 1670 ai padri Alcantarini. La chiesa, ad una sola navata, tra il XVII e il XVIII secolo si arricchì di dipinti e di sculture, fra cui un crocifisso ligneo di pregiata fattura.



La Dogana dei Grani (XIX sec.)

La dogana dei Grani, realizzata nel 1883, ha segnato nella storia di Atripalda lo spostamento del centro direzionale della città sulla sponda sinistra del Sabato. In questo modo l'edificio veniva a rappresentare la continuità e la tradizione del commercio atripaldese.


Il Palazzo Civico (XIV sec.)

Nel 1848 il Convento Domenicano annesso alla chiesa di Santa Maria accolse gli uffici comunali. Il Complesso presenta un impianto tipico delle strutture conventuali. Consta di due piani che si sviluppano intorno a un chiostro porticato i cui lati sono scanditi da pilastri quadrangolari in muratura e archi a tutto sesto.



Cartoline di Atripalda

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Informazioni e foto a cura della Pro Loco di Atripalda